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Il Costo della commissione per estinzione anticipata del prestito deve essere calcolata nel TAEG ai fini della rilevazione antiusura.

Il Tribunale di Pescara, con ordinanza del 28 novembre 2014, ha stabilito che anche il costo dell’eventuale commissione per estinzione anticipata del prestito deve essere calcolata nel TAEG ai fini della rilevazione antiusura.

Ed essendo l’usura un reato istantaneo, che si consuma al momento della stipula del contratto, tale costo dovrà applicarsi a far data già dalla prima rata di mutuo.

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Mutuo con interessi usurari: rinvio a giudizio del direttore di banca

Scatta la querela per il funzionario di filiale che ha applicato il tasso di interessi oltre il limite dell’usura.

Spesso, quando si parla di interessi usurari, si evoca l’immagine di una causa civile – a volte strumentale, a volte meno – necessaria a contrastare la pretesa di pagamento, avanzata dalla propria banca, per il mancato pagamento delle rate del mutuo, ed ottenere così dal giudice il ricalcolo del debito o, quantomeno, degli interessi.

Ma l’usura non è solo questo. È anzi, e soprattutto, un reato [1], per il quale può derivare un procedimento penale. E allora, quando l’illecito è conclamato – e non sia un semplice espediente per “tirarla alle lunghe” con il pagamento – perché limitarsi a chiedere, al giudice civile, l’annullamento degli interessi? Chi, avendo sottoscritto un mutuo, subisce l’applicazione di interessi moratori oltre il tasso soglia dell’usura può agire penalmente contro il direttore di filiale. Almeno stando a quanto disposto dal GIP del Tribunale di Arezzo [2] che ha appena disposto il rinvio a giudizio del funzionario di un noto istituto bancario a causa dell’applicazione, ad un contratto di mutuo, di interessi di mora di natura usuraria.

Nel caso di specie, la misura degli interessi, applicata per il periodo dal 1.01.2004 al 31.05.2005, ammontava al 8,645%, ossia un tasso superiore alla soglia prevista per legge.

Ora per il direttore di banca si profila l’ostacolo dell’udienza preliminare in camera di consiglio.

In casi del genere – si legge nel provvedimento in commento – possono essere applicate anche le aggravanti per aver commesso il fatto nell’esercizio di attività professionali bancarie, oltreché in danno di chi svolge attività imprenditoriale.

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[1] Art. 644 cod. pen.

[2] P.P. 7713/2014 R.G.N.R. del 28.11.2014.

Firma Contratto

La banca che fa sottoscrivere un contratto di conto corrente dove il tasso moratorio è sensibilmente superiore alla soglia fissata dalla Banca d’Italia perde gli interessi.

Per stabilire se i tassi applicati dalla banca sul conto corrente sono usurari o meno serve, di norma, un professionista che effettui i calcoli. Ecco però un rapido e facile sistema alla portata di tutti, suggerito da una recente sentenza del Tribunale di Udine [1].

 Innanzitutto il giudice ricorda che, per avere contezza se un tasso sia usurario o meno, bisogna tenere presente – secondo le indicazioni fornite dalla Cassazione e dalla giurisprudenza unanime – tutti i costi, commissioni, remunerazioni (a qualsiasi titolo dovute) e le spese che gravano sul correntista (per esempio la penale di recesso anticipato, ecc.) nonché le condizioni previste dal contratto in caso di mora. Ma, visto che il calcolo più corretto sarebbe anche molto complesso, per stabilire che si è in presenza di un tasso usurario basta che quello di mora sia “sensibilmente superiore” alla soglia fissata dalla Banca d’Italia.

 La sentenza in commento fa tesoro della giurisprudenza prevalente secondo cui il tasso di mora concorre nel calcolo del superamento dell’usura anche se il Tegm non ne tiene conto sia di varie difficoltà di metodo e calcolo.

 La verifica dell’usura [2] va condotta determinando il tasso effettivo globale annuo concretamente pattuito, non i tassi semplici indicati in contratto. Il tasso di mora, in questo senso, costituisce solo uno di tali tassi semplici riferito alla rata e/o al capitale scaduto e non pagato, mentre quello che occorre riferire alla soglia è il tasso effettivo annuo del credito erogato. Il tasso di mora, dunque, non è un tasso effettivo in sé e per sé rilevante per la soglia dell’usura, ma è un tasso semplice che integra il tasso corrispettivo, come riflesso del mutamento determinatosi nel piano di ammortamento, e concorre ad individuare il costo effettivo del credito ai fini anti usura.

 Dunque, la via d’uscita sta nel determinare il tasso effettivo globale annuo concretamente applicato, tenendo conto degli studi di matematica finanziaria che lo determinano il modo più alto per le rate già scadute. Ma, al di là di calcoli complessi, se il tasso di mora è già così superiore a quello soglia, tanto che se il cliente salti tutte le rate e pagate tutte le more maturate, il costo effettivo del contratto superi certamente il limite, allora si può già parlare di usura.

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[1] Trib. Udine, r.g.a.c. n. 5961/2013.

[2] Secondo la legge n. 108/1996.

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Il Cliente può essere risarcito per la mancata erogazione del mutuo se la banca per errore lo segnala alla Centrale rischi

La banca che fa la segnalazione alla Centrale rischi per errore risarcisce il cliente per la mancata erogazione del mutuo.

Non solo: il consumatore ha diritto anche al danno morale ma solo nel caso in cui provi il pregiudizio alla sua immagine.

Lo ha sancito la Cassazione con la sentenza n. 4443, depositata oggi dalla terza sezione civile.

La Corte suprema respinge il ricorso di un istituto di credito che aveva segnalato alla Centrale rischi il nominativo di una donna perché il suo patrimonio era gravato da una garanzia reale concessa in favore di un uomo. La segnalazione, non vera, aveva indotto una banca a non concedere il mutuo per l’acquisto di una casa alla donna, costretta a vendere tre immobili di sua proprietà e subendo un danno patrimoniale di 200mila euro.

Il Tribunale di Torino, in parziale accoglimento della domanda, stabiliva un risarcimento per danno patrimoniale più basso (90mila euro).

Contro tale decisione ricorre la banca sostenendo che la mancata erogazione del mutuo non sarebbe stata una conseguenza dell’errata iscrizione del nominativo della donna in Centrale rischi. L’Istituto di credito sosteneva che il giudice di merito non aveva tenuto conto dei documenti depositati dalla banca dai quali emergeva la prova dell’assenza del nesso causale necessario all’accoglimento della domanda risarcitoria della donna.

Per Piazza Cavour il ricorso è infondato, poiché risulta «dalla comunicazione di diniego del mutuo sottoscritta dal direttore della filiale della banca che tale diniego era stato determinato dal rilievo in Centrale rischi delle garanzie prestate all’uomo e riconducibili alla donna. Tale circostanza è stata pure confermata dal detto direttore, escusso come teste, sicché i documenti, la ritualità dell’acquisizione dei quali è stata peraltro contestata dalla controricorrente, cui fa riferimento generico la ricorrente sarebbero stati comunque irrilevanti».

Così come quello principale anche il ricorso incidentale della donna, finalizzato a ottenere anche il danno morale, non può essere accolto.

E questo perché la controricorrente non ha dimostrato di aver subito, con la segnalazione, un pregiudizio alla propria immagine.