Unioni civili, stepchild adoption, obbligo di fedeltà.

Dopo settimane di discussioni che non hanno soddisfatto nessuno, dal Tribunale di Reggio Emilia arriva una sentenza storica.

A dimostrazione che i giudici sono attenti a recepire, prima del legislatore, i mutevoli cambiamenti della società,  la sentenza n. 315/2016, pubblicata il 2 marzo, ha riconosciuto il risarcimento del danno in favore della compagnia convivente della madre di un diciottenne deceduto in conseguenza di un sinistro stradale.

Il Giudice emiliano ha infatti ritenuto, effettuando una ricostruzione dell’evoluzione giurisprudenziale in materia di danno non patrimoniale, che ciò che conta “ai fini della risarcibilità del danno non patrimoniale è l’esistenza di un saldo e duraturo legame affettivo con la vittima” e che “legittimato a chiedere i danni “iure proprio” è, quindi, colui che ha una duratura comunanza di vita e affetti con la vittima, dovendosi, in questo caso individuare il parametro costituzionale di riferimento nell’art. 2 Cost., che attribuisce rilevanza costituzionale alla sfera relazionale della persona, in quanto tale (Cass. Civ.m 21-3-2013 n. 7128 rv 625496)”.

Partendo da tale presupposto, il Giudice ha ritenuto che l’attività istruttoria svolta nel corso del giudizio aveva confermato il forte legale affettivo tra il ragazzo deceduto e la compagna della madre che conviveva con il ragazzo da quando questo aveva cinque anni, comportandosi come “una seconda madre” al punto da ricreare “un nucleo familiare di fatto caratterizzato dall’affettività, dalla coabitazione e dalla rassicurante quotidianità della vita familiare costituito dalle due donne e da C.(il ragazzo deceduto, ndr)”.

Il Tribunale, inoltre, richiamava la copiosa giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che, in più occasioni, ha ricompreso nella nozione di “vita familiare” come previsto dall’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo anche le unioni omosessuali.

Concludeva il Giudice emiliano riconoscendo alla donna un danno non patrimoniale quantificato in € 200.000,00, oltre rivalutazione monetaria ed interessi, equivalente alla somma liquidata al padre naturale non convivente.

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